Parigi - Brest - Parigi 2011

 
 

Bon courage, bonne route. Sono le frasi più comuni che senti pronunciare lungo i 1.230 km della PBP dalla marea di persone che assiste, per oltre 4 giorni, al lento fluire degli oltre 5.500 ciclisti provenienti da oltre 50 paesi.


Un’esperienza unica che non trova uguali al mondo. Alla fine, dopo oltre 74 ore di bicicletta (solo Marco ce l’ha fatta in 64) ti rendi conto che, forse, la vera festa non è quella che accomuna i tanti ciclisti. E’ la festa di un paese, di una popolazione tutta.


Bimbi, giovani, anziani, volontari, spettatori che attendono per 4 anni un evento che crea e porta una festa ed un’emozione collettiva. Alla fine non si pedalava più per le bellissime strade della Bretagna. Si pedalava tra la gente della Bretagna. Famiglie che ti attendevano per sostenerti in tutti i modi possibili. Chi offrendoti, pagandoli di tasta propria, cibo, bevande, dolci. Altri mettendo a disposizione la loro stessa casa per ospitarti nei tanti momenti di stanchezza che ti prendono in oltre 3 giorni di sella. Chi, quando ti fermavi, era felice di parlare con Te. Ti abbracciava. Ti sosteneva con i loro “gridi” di “battaglia”: bon courage, bonne route. Ce li saremo sentiti pronunciare centinaia di volte. La mattina, come durante la notte. Li leggevi sui labiali degli automobilisti che ti salutavano e facevano risuonare i loro clackson per festeggiare e non per mandarti in quel paese.


Alla fine si arrivava a dire: ma in che paese siamo capitati? e a pensare che è stato un peccato aver percorso i tanti km in sole 74 ore. Ne avevamo 90. E tutte le dovevamo usare. La bici trasformata da fine a mezzo, strumento per vivere insieme ad una popolazione intera, una terra, un paesaggio unico e magico che, a volte, sembrava correrti sotto le tue ruote per annullare il peso e la fatica del lungo andare.

L’esperienza di Marco, Stefano, Fabio, Roberto, Tiziano e Salvatore alla PBP del 2011